Cavalier's profile- Castel Autunno -PhotosBlogLists Tools Help

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    July 23

    Previsioni del Tempo

    E' profonda e calda come il mare greco la sensazione di fare la cosa giusta.
    E così attardarsi a studiare sul terrazzo, finchè la luce del tramonto - che qui giunge tardi - mi sostiene.
    Il profilo delle montagne, sembrano lilla, mescolato ad un soffio di sigaretta.
    Le voci dei vicini stranieri su un'orchestra di piatti, e i profumi delle cene, e l'odore discreto di un bicchiere posacenere.
    Le ultime scorribande delle rondini e le nostre foto.
    E' quasi buio, e ti aspetto.
    Dopo tante stagioni, sono sereno.
    October 30

    Respiro.

     
    Tiglio, chiodo di garofano, miele, respiro di drago, per placare l'istrice nella mia gola. Lenito dal liquido caldo e profumato, carico di lunghe ore di veglia, sono scivolato via dal mondo in un mulinello di lana e cotone. Pensando alle chimere.
     
    E sono tornato da te, forse per l'ultima volta.
    Di nuovo in quel corridoio, seduti l'uno accanto all'altra.
    Io parlavo, tu scuotevi la testa, e nulla sembrava raggiungerti, e le mie parole rimbalzavano lontano, fuori dalla finestra, nel prato.
    Ho ricordato tutto: le scritte sul muro dietro di te, il freddo che faceva, il colore del tuo maglione, il profumo della cioccolata, lo sgocciolare dei caloriferi. I giorni, pochi, ma così luminosi. Il parco in cui non sono più tornato: l'avevo scordato, ma ora sento di nuovo il sole che mi solletica la schiena. Il tuono di quella porta che colpii con un pugno. L'avevo scordata, ma ora sento ogni fibra del legno che mi tagliava le nocche. Te n'eri già andata, e ti vedo, ti vedo mentre esci da quella porta.
    E così, da Idea, hai ritrovato una forma, con curve e angoli e colori.
    E ti ho messa via.
     
    Al mio risveglio, curioso, ho provato a cercarti. E credevo di averti trovata, ma poi ho capito che non eri tu. Ho riso un po' dell'ironia della cosa. Eccoti: ancora vivida nel passato, ma così lontana! E sparita, sparita dal presente come una bolla di sapone. Sono sinceramente sorpreso, dico davvero. Come è accaduto? E se era così semplice, perchè ci è voluto così tanto, tanto tempo?
     
    Le risposte, dissi una volta, sono dentro le persone. Ma non vi nascono: nascono fuori, nel mondo. Siamo come setacci, e dobbiamo muoverci in questa vita, filtrando tutto quello che riusciamo a toccare: gesti, parole, istanti, vite intere, e quello che tutti i sensi ci suggeriscono. E solo allora possiamo guardarci dentro, per cercare di capire cos'abbiamo raccolto, e dargli un nome, un senso. Spesso non si trova che un indizio su dove e cosa correre a setacciare, di nuovo.
    Non è divertente, in fondo?
    Possiamo perfino, incontrandoci, scambiarci i nostri frammenti d'oro: forse io ho una parte della tua risposta, e tu della mia. Forse è per questo che non ci separiamo. Quello dell'introspezione, della ricerca interiore, è un momento imprescindibile: ma non è l'unico. Ecco dove mi sono arenato, una volta. L'Io è un labirinto in cui ci si smarrisce facilmente, per quanto si creda di conoscerlo. Non si può prescindere dall'esplorazione del mondo, delle cose, pena il continuare ad attorcigliarsi sugli stessi dati, senza senso, senza costrutto.
    E' per questo che voglio rimanere qui. Anche quando il carro alato che ho dentro cerca di strapparmi via da questa terra, è qui che io sono, è qui che esistete anche voi, ed il sole, la musica, e tutto il resto. Certo mi posso concedere qualche licenza, o una vacanza di tanto in tanto. Ma voglio essere qui ed ora.
    Cosa crede di poter capire un eremita? Occorre essere almeno in due, per poter guardare il mondo.
    Come qualcuno sa già.
    September 24

    Compagni di Viaggio.

     
    Il Cavaliere ed il Drago, incontratisi lungo la strada, riconobbero l'uno nell'altro la luce della Cerca. 
    E, pur se di mondi diversi, furono meno soli, sulla loro Via.
     
    July 20

    Delle stelle.

    Molte cose sono accadute.
    Alcune mi hanno attraversato come si attraversa l'aria, altre hanno lasciato qualcosa di loro nella mia trama.  
    Almeno una avrebbe dovuto trafiggermi. E invece no.
    Ed eccomi, in perfetta forma e di buon umore, uscito fischiettando dalla tempesta. Mi saggio alla ricerca di un osso rotto, un taglio, una contusione. Ma no, nulla, solo qualche puntura d'insetto - maledetti insetti. 
    Tutto ciò - dirà qualcuno - dovrei accoglierlo con orgoglio. In effetti, mi piacerebbe poter dire che quanto sopra è da ascriversi alla mia straordinaria forza d'animo, e ad uno spirito indomito: lo farei, se ne fossi convinto. Ma qualcosa di me teme, a torto o a ragione, che io mi sia ritagliato uno spazio nell'esistenza in cui nulla riesce a raggiungermi davvero. Che cosa è vero, e che cosa frutto dell'ansia di chi sopra ogni cosa desidera sentire? Sono forse impazzito, a rimpiangere quella piccola puntura di dolore cui avrei avuto diritto?
    Ma ecco: anche questo dubbio, che avrebbe potuto tenermi impegnato per un po', evapora con un sibilo, lasciandomi  alla mia musica e al mio cocktail, al lavoro, ai miei amici, ai piccoli progetti estivi. Forse la mia vita è piena, e io sono cieco o ingordo. Forse sono solo stato forte.
    Nel dubbio, ordinerò un altro mohito. Riderò ad una bella battuta. Tenderò i sensi, tutti insieme, come una vela.
     
    Ogni volta che guardo le stelle - cosa che mi aggrada molto fare - penso che questo mondo non è stato creato per noi. Sono troppo assurdamente belle e lontane. Tanto lontane che il concetto stesso di tempo sembra rattrappirsi, quando si pensa a come raggiungerle. Del resto, doversi inventare un'unità di misura come l'anno-luce cos'è se non una fantasmagorica dichiarazione di impotenza? Ci sono luoghi che distano dieci miliardi di anni-luce da qui. Viene quasi da ridere! Non è per noi, mi dico. Ma questo, tutto sommato, è un sollievo: sarebbe una responsabilità troppo gravosa. E' meglio giocare in questo enorme luna park godendo dei privilegi di chi è capitato qui per caso: toccare quello che possiamo toccare nel tempo concessoci, meravigliarci di ogni cosa nuova, sognare quello che non possiamo raggiungere, raccontarci storie e leggende su quelle terre degli dei. Se sapessi che è tutto fatto per noi, soffrirei troppo del fatto di non poter toccare tutto
     
    Che fine ha fatto Apollo? Mi  pare assai strano che un dio possa svanire così, nel nulla. Eppure sembrerebbe successo diverse volte, e nulla vieta di pensare che succederà ancora. Che fine fanno gli dei, quando nessuno crede più in loro? Si dissolvono nel nulla? Piangono e si disperano? Si schiantano al suolo come meteoriti? Diventano uomini? Forse quella splendida ragazza greca che usciva dall'acqua a Rodi, l'anno scorso, era Venere. Perchè tutti immaginano Venere bionda? A mio parere era divinamente mora. E quell'attaccabrighe al bar poteva essere Ares. E il ragazzino sullo scooter in via dei Fori Imperiali è Mercurio, che deve consegnare un messaggio importante senza farsi fermare dai vigili urbani. Anubi non può essere semplicemente congelato su una serie di pareti, o imprigionato in una statua del museo di Torino: è stato un dio, accidenti. Qualcuno pensa forse che il nostro Dio possa svaporare nel nulla come se niente fosse, da un giorno all'altro? No. E' quindi ragionevole pensare che anche gli altri dei siano ancora da qualche parte. Quindi Anubi e Horus, visto che il cielo e gli inferi sono momentaneamente concessi in locazione ad altri inquilini (tra l'altro, avete notato, per qualche motivo meno sono e più stanno stretti), magari stanno sorseggiando un Manhattan su una terrazza del Cairo, asciugandosi la fronte con un fazzoletto di lino bianco. Chiaccherano dei tempi andati, e magari chissà, si fanno qualche illusione sul futuro, come i vecchi reduci di guerra che sognano il giorno - che non arriverà mai - in cui tireranno fuori l'uniforme dal baule in soffitta.
    A volte penso che non sarebbe male avere Fede: anzi, probabilmente averla davvero dev'essere una gran bella cosa. Purtroppo, non si può semplicemente decidere di averla, e credo proprio non faccia per me. Posso concepire dio come la ricerca di un principio primo, come logos, ma non riesco a credere in lui abbandonandomi al presupposto della sua amorevole e totale esistenza. E' un pensiero troppo alieno al mio modo di esistere. Forse avrei potuto credere, qualche migliaio di anni fa, a quei tizi che adesso scatenano risse nei bar di Rodi o si alcolizzano di pomeriggio al Cairo: incarnazioni del visibile, scavezzacollo, un po' adorabili e un po' stronzi. Dei molto umani. E io mi sento tremendamente umano: gli dei moderni sono troppo dei, per i miei gusti. 
     
     
     
     
    February 02

    Aggiungere, togliere, dare, rubare.

    Vennero a servirci il tè. Io giocherellavo con il mio tramezzino.
    Le puntai contro una piccola forchetta.
    "Non è semplice. Cercarti, intendo."
    Mi piantavi negli occhi le tue iridi color ambra.
    "Perchè?"
    "Perchè mi chiedo, talvolta, se tu sia mai esistita. E' passato molto tempo."
    "E io ero un'altra."
    "Anch'io."
    "Ne sei certo?"
    Temporeggiai, accendendo una sigaretta.
    Non amo essere la parte debole in una conversazione.
    Rivolsi un gesto alla sua tazza:
    "Guarda che si fredda."
     
    Il fondo di caffè in un bicchierino di carta mi sta ipnotizzando, trascinandomi dentro le sue spirali bianche macchiate. E' così difficile, così difficile spiegarmi. O forse siete voi, che non volete comprendermi e mi costringete a parlare, a scrivere. L'inverno va e viene, e mi sembra di ricordare di aver visto perfino una farfalla. Ripensandoci, la ricordo sempre più bella: così impossibilmente semplice, un bastoncino nero con due ali bianche, che svolazza ubriaca. Io, invece. Sono così fermo, immobile, la mia mente di pietra: qualcosa tenta di uscirne, ma perde la strada. Di sicuro, nulla di nuovo sembra più volervi entrare. Ecco perchè non ti svegli, ecco perchè hai freddo: la tua consapevolezza è chiusa, appallottolata come un riccio, difesa da spine. E la Caccia è ad un punto morto, si direbbe proprio, sì, che tu abbia perso la pista. Ma il vuoto cosmico in questo bicchiere, che risucchiandoti tenta disperatamente di dirti qualcosa, non ti suggerisce nulla? Nulla le piccole ali fantasma che - è certo - ti sei immaginato? Il senso di questo brancolare, forse,è che i giorni dell'aggiungere sono giunti alla loro fine: per proseguire, devo liberarmi di qualcosa. Togliere le impalcature cui sono affezionato, erette con fatica e dedizione, e guardare in faccia ciò che ho costruito sotto. E' una scommessa dannata, perchè sotto potrei non trovare nulla, e scoprire che tutto, tutto quanto, era solo un bellissimo sipario che nascondeva un palco deserto. Ma il profumo che sale da questo bicchiere, i colori indescrivibili che le cose hanno nei miei ricordi,  il suono di una voce che non riesco a ricordare, mi spingono a provarci.
     
    "Insomma" -con le mani indicasti il mondo intorno- "ora siamo qui."
    Risi di cuore.
    "Sappiamo entrambi che questo è solo uno stupido sogno."
    Ti stringesti nelle spalle, mentre io pensavo: adesso taci, e bevi quel tè.
    Così potrò ammirarti finchè non suona la fottuta sveglia.
    June 05

    Si riparte.

     
    Il mio ultimo periodo di stallo è terminato. Ho le mie nuove prospettive, le nuove idee di cui avevo bisogno per tornare a battere la pista. Numerose sono le persone che mi hanno ispirato contribuendo ad indirizzarmi verso questo nuovo corso - che sospetto sarà lungo, laborioso ed interessante - alcune delle quali sono anime erranti in queste lande virtuali. Tre le stelle del nuovo firmamento che consulterò nottetempo per orientarmi. L'una è la ricerca e la riconciliazione con la mia Unicità, per quanto sfaccettata: non meta, ma strumento di cui sento avrò il bisogno. La seconda è la maggiore attenzione da dedicare alla Vita pulsante e sanguinolenta di questo mondo: ci sono tante piccole cose che sento di aver trascurato, oltre al fatto che ultimamente sono perseguitato dal sospetto che l'astrazione sia uno strumento fallace, e che il metafisico sia più facilmente veicolato dal fisico, da provare e da cui poi trascendere, come una porta. La terza è talmente e tanto disperatamente intima che proprio non riesco a scriverla o nominarla: ma è un cimento che mi elettrizza nella sua semplicità e difficoltà estrema.
    A suggello dei nuovi giorni, un Segno: un evento imprevisto, una tessera di un mosaico statico che va in frantumi permettendo a tutte le altre di muoversi. E, in un tempio deserto, consacrato da molti anni ad una persona divenuta Idea, un piccolo, minuscolo germoglio. Appassirà? Fiorirà? Sarà un giglio, un tulipano nero, una rosa bianca? Poco importa, qualcosa ha di nuovo la chance di essere.
    Shall we go?
    April 13

    Forza Centrifuga

    Ancora una volta, sono pronto al mutamento.
    Ecco quell’ansito, l’afflato pruriginoso che mi comanda di liberarmi della mia pelle di serpente.
    Questa sensazione di disunione, di sentirmi sparso ai quattro angoli della terra – non a caso mi mancano, mi manca Roma, mi manca Reyk, e Tokyo, Tokyo mi manca da morire – so che posso vincerla solo trovando una nuova forma, simile eppure differente dalla precedente.
    Non è, in verità, un anelito dagli effetti collaterali nocivi: al contrario, ho scoperto che mi fa sentire vivo. E’una piccola side-quest che mi fa brillare gli occhi ed annusare l’aria, puntando qualcosa di ancora impalpabile.
    Non è un esercizio di stile, un mutamento solo interiore: occorre ancorarlo a qualcosa di questo mondo. Da questa prospettiva ho imparato e sperimentato quello che c’era da imparare e sperimentare, o forse non sono più in grado di succhiare quello che rimane.
    In ogni caso, eccomi pronto a cogliere un vento nuovo.
    “Non sai proprio stare fermo?” mi diceva mia madre quand’ero un frugoletto.
    Non ce la faccio proprio, mamma. Non ancora.
    March 07

    Fenomenologia della caduta di sella.

     
    Questa mattina mi sono svegliato di umore grigio, con in bocca il sapore di un sogno sgradito e dimenticato.
    Oltre il terrazzo, un sole sorprendentemente tiepido ed una volta celeste azzurra e senza macchia. Profumo primaverile.
    Talvolta accade che la discrepanza tra il mio clima interiore e quello esterno crei una frattura nella (mia) realtà.
    La dissonanza con la natura mi crea un disagio subdolo, che mi fagocita prima che possa accorgermi del suo incombere.
    Oggi è stato uno di quei giorni. Giù per la frattura, risucchiati da un orribile sifone, scivolano la mia percezione della realtà, le mie armi, l’armatura, la baldanza. Fino a lasciarmi da solo, insieme al Niente: entrambi spogliati, nudi, crudi, senza paraventi, l’uno di fronte all’altro.
    Non posso dire se e come lui veda me.
    Ma posso dire come in quei momenti lui mi faccia una paura fottuta, e di come io mi senta niente, immerso – a causa di uno scherzo del cazzo - in un mondo che ha come base una menzogna, e con lo stesso niente come unica prospettiva. Che deprimente sentire, che scoramento mi coglie. Vorrei non vedere nessuno, sentire nessuno, e ritirarmi in un angolo a contorcermi nel mio pensiero, da solo. Ma, per qualche motivo, non lo faccio mai. Qualcosa mi pungola.
     
    E poi, lentamente, facendo appello all’esperienza e alla disciplina, rimonto in sella. Inizialmente per pura sfida, e poi per una sensazione di confidenza, di contatto con la realtà (o con l'irrealtà?), come quando ci si rende conto che, phew, era solo un sogno.
    Raccolgo le armi, mi aggiusto il giaco di maglia. Recupero persino il mio ghigno. Lui è sempre lì, dipinto all’orizzonte, ma il nonsenso è tornato a prendere il suo posto di avventura da sbrogliare.
    Il profumo di primavera mi riporta, come un bravo cane, una zaffata di ricordi belli.
    Stasera si esce a giocare.
    E poi, è un altro giorno.
    February 03

    Dell'Eterna Caccia.

     
    Mi fu chiesto dove e quando tutto iniziò.
    Probabilmente, tutto ebbe inizio allorché nacqui.
    Ma la realtà è una lenta ed inesorabile evoluzione, costellata qua e là da momenti chiave.
    Le mie viscere sono sempre state permeabili agli stimoli diffusi sulla frequenza del senso.
    Quando eravamo bambini, un nostro amico morì. In molti piansero, forse tutti, tranne me. Io non aprii più bocca per due mesi. Spaventai a morte mamma e papà. Non ero triste, ero solo alle prese con qualcosa di molto più grande di me. Dopo due mesi, piansi, e poi tornai a vivere.
    Quello fu un momento.
    Durante le scuole medie, insignificante rito di transizione, mi sentivo diverso dagli altri. Tremendamente diverso, anche se mi piaceva stare con tutti. Non capivo dov’era quella linea rossa. Credevo di essere un gradino al di sopra, di respirare un’aria che gli altri non raggiungevano. Sviluppai lati di me acerbi, aspri. Esercitavo il mio piccolo pensiero con fervore e presunzione.
    Durante una gita in montagna, percorrevamo un sentiero verde. In salita. Ad un tratto, sentii uno scricchiolio sotto la mia scarpa, come se avessi calpestato e frantumato qualcosa di fragile. Vidi che avevo schiacciato una lumaca. Sentivo qualcosa dentro di me che si rimescolava, e avrei voluto piangere, disperatamente, fino a consumarmi. Feci di quel sentire una pallina, e la mandai giù, lentamente. Faceva male. Tornai sulla terra.
    Quello fu un altro momento.
    A volte ripenso a quella lumachina. Chissà se mi ha perdonato.
    Quelli del ginnasio e del liceo furono anni magici. L’età dell’oro. Dentro di me, le domande. La malinconia. L’energia. L’amicizia, l’amore. Mi abbeveravo a tutte le fonti, e non era mai abbastanza, e mi piaceva. Feci conoscenza con il Senso, ed il suo opposto. Cominciai a provare quella sensazione perenne, quel rumore di fondo che mi accompagna ancora oggi: qualcosa ti sfugge. Come puoi non vederla? Coglila, stupido!
    La frase che mi rese celebre fu: “c’è qualcosa nella mia vita che non mi torna”.
    Da bravo liceale, ad un certo punto feci di me un pacchetto, ci misi un bel fiocco, e lo donai a una ragazza. Poi arsi, e dovetti risorgere dalle mie ceneri. Riuscii a rifarmi più o meno come prima, ma qualcosa era cambiato.
    Ecco, quello fu un altro momento.
    Ma quello che considero il vero momento fu un altro.
    Un’estate in Islanda. Due lunghi, lunghissimi mesi.
    Sessanta giorni di luce del sole sono sessanta giorni con sé stessi, senza pause, senza vacanze, senza tregua.
    Credo di non aver mai camminato tanto, pensato tanto.
    Una cosa bella dell’Islanda è che il cielo sembra molto più basso.
    Sessanta giorni fuori dal mondo, dentro l’universo, dentro di me.
    Mi ricordo anche il momento preciso.
    Ero in compagnia dei pulcinella di mare.
    Fu guardando imbambolato l’iceberg azzurro spaccarsi in due, con gran tumulto del mare, che per la prima volta sentii chiaramente le piccole cose farsi enormi, e le grandi cose perdere la maschera.
    Fu su una spiaggia di sabbia nera, leccata da un’acqua chiara e gelida, che mi riempii di meraviglia, di disincanto, di voglia di Sapere.
    Fu allora che iniziò per davvero.
    January 12

    Due lati, @Jules [Segue da Venerdì: Notte]

    Già. Probabilmente le due domande sono facce della stessa medaglia, e assumono diversa importanza a seconda del proprio percorso, e delle circostanze contingenti. E' stata proprio la situazione, i passi che si allontanano di una realtà sfiorata, che girato l'angolo è scomparsa dalla mia, ma tuttavia esiste, altro centro dell'universo come io lo sono per me. Dove vanno, i milioni di centri dell'universo (che esistendo contemporaneamente affermano che l'universo non ha alcun centro)? Convergono? O non si toccano mai veramente? Oppure si incrociano, per un tempo determinato, ma in ultima analisi sono comunque soli? Quanto è sottile la linea rossa? Cosa significa, durante il cammino, fermarsi da soli a piangere su un marciapiede alle due di notte e meno cinque gradi? Questo quello che mi frullava nelle viscere, e che mi ha spinto a tossire due parole già masticate da diversi millenni.
    December 27

    Inutili looping in una mattina di neve

    Non è che io abbia un gran rapporto con dio. Siamo come due amanti che si sono separati sbattendosi la porta in faccia. Non che siamo mai stati gran bene insieme, comunque. Penso che per lui fare a meno di me sia stato relativamente semplice, mentre per il sottoscritto la faccenda agli inizi fu piuttosto complicata. Licenziato il buttafuori che faceva la selezione all’ingresso della mia mente, i tizi equivoci che si erano accalcati lì fuori, aspettando il momento buono, fecero irruzione tutti in una volta. A quel punto io, sedicenne ginnasiale dall’ego spigoloso e ricco di contraddizioni, mi ritrovai a dover gestire i postumi di una piccola hiroshima nel mio cerebro.

    L’idea di un dio esiste da quando l’uomo esiste. Agli inizi, l’idea era ispirata da inspiegabili potenze e meraviglie che si manifestavano a noi, come ad esempio un enorme disco infuocato nel cielo. Oggi, chi va in cerca di dio senza essere stato benedetto dalla balsamica cecità della fede (e anche chi è benedetto ma cerca di convincere chi non lo è) crede per lo più di trovarlo nel rapporto di causalità. Andando a ritroso nel tempo e nell’evoluzione, lungo la catena della causa/effetto, ci si scontra con quello che deve essere stato l’Inizio, il primo motore immobile, e lo si chiama dio.

    Quello che io mi chiedo è: perché deve esserci stato un inizio?

    Ammesso che noi si continui sulla linea della causa-effetto, allora perché ci fermiamo a dio? Solo per un pregiudizio, perché la linea della causalità dovrebbe portarci al successivo passo: chi ha creato dio, qual è la causa dell’effetto dio. Rispondere che dio è sempre esistito o che dio è fuori dal tempo, non fa altro che togliere qualsiasi valore alla consequenzialità del ragionamento che ci porta a lui. Non v’è alcun pregio logico-consequenziale in un discorso che presuppone l’elemento tempo e ad un certo punto lo nega: accettarlo è un atto di fede.

     Ma neghiamo pure l’elemento tempo: tutto sommato è un’astrazione. Allora forse un inizio non c’è mai stato. Perché negarci questa ipotesi?

    Non è cosa naturale per l’uomo figurarsi l’eternità. E’ un concetto che non ci appartiene, che la nostra mente non contiene del tutto. Perché è finita. Probabilmente non si può far stare una cosa infinita in una finita. Tuttavia, riusciamo in qualche modo a digerire – fino ad un certo punto, però – l’eternità proiettata “in avanti”. Questo forse per una questione culturale, visto che il concetto ci viene religiosamente inculcato fin da bambini. Ma sospetto che la ragione stia anche nel fatto che la nostra mente non ha mai – ovviamente – sperimentato la propria fine. Sa che probabilmente ci sarà una fine, lo sappiamo. Ma non l’ha mai assaggiata. Alcuni di noi addirittura credono che la loro mente, o coscienza, o anima, non finirà. E quindi, in una certa misura, la nostra mentre è più propensa a proiettarsi in avanti verso quell’eternità. Molto più difficile per il nostro cerebro è figurarsi che tutto sia sempre esistito, l’eternità “all’indietro”. Forse perché tutto per noi ha avuto un inizio, e questa volta è un elemento sperimentato. Forse noi tendiamo a proiettare sulla realtà i limiti della nostra mente. Le teorie dell’entropia e del ciclo big bang/big crunch, possono essere viste come sostegno (debole e transeunte come ogni teoria scientifica) della tesi secondo cui l’universo è un ciclo senza inizio né fine. Si può ben capire perché questa non sia una tesi molto popolare: al solo pensiero, la nostra povera mente va in uno sgradevole loop di vertigini e nausea. Questo è ciò che io chiamo guardare nell’occhio del Caos. Non ne sono convinto, è solo un’ipotesi che per ora non mi sento di scartare.

    Oh, è ora di pranzo.

    Au revoir.

    December 20

    Ritornando sull'argomento...

    ... della ricerca di un superiore livello di consapevolezza o comunque di qualcosa di superno, si pone il problema degli strumenti da utilizzare.
    Nel corso delle lunghe conversazioni con gli altri membri del Gentil Circolo, mi sono reso conto di un fatto curioso: per quanto io mi ritenga - a torto o a ragione - una persona razionale, ho sviluppato una certa sfiducia nell'intelligenza come strumento di ricerca. Mi sembra ad oggi altresì un arnese del tutto subordinato ad un altro, che è l' Intuizione. Wits. Il lampo di genio. L'illuminazione. L'epifania.
    Cosa può fare la logica, se non il semplice riordinare e disporre secondo un certo criterio gli elementi già in mio possesso? Temo nulla. E' invece l'intuizione che può regalarmi un pezzo del tutto nuovo del puzzle: sarà poi compito dell'intelligenza risistemare tutto in funzione dei nuovi elementi, per dare al quadro una forma conoscibile.
    Tutte le esperienze che accumulo, i viaggi, le letture, le esplorazioni, le discussioni, sono da me in ultima analisi compiute - oltre che per il piacere intrinseco che mi danno - per accumulare il materiale necessario ad una nuova intuizione. Ingredienti da buttare nel calderone, sperando che ne scaturisca qualcosa di utile o quantomeno gradevole. Per fare un altro, piccolo passo verso l'inesistente meta.
    Road to nowhere: ma la Strada, è così affascinante.
     
     
     
    Postilla: Sto diventando pericolosamente monotematico. Me ne rendo conto, e faccio pubblica ammenda. Mi propongo di postare, quam primum, qualcosa di diverso.  
    December 19

    Un'oziosa considerazione sull'umanità

    Ragionando delle umane cose con L.T., accampati sui divani di casa sua e brandendo dei bicchieri di single malt, si parlava del nostro Primo Motore. Siamo giunti ad una conclusione soddisfacente riconoscendolo nella ricerca di una consapevolezza superiore. "Consapevolezza" ci è piaciuto più di "conoscenza".
    E però, noi rimaniamo esseri umani, condizione dalla quale non crediamo di poterci affrancare. La nostra natura è umana, e non potendo essere qualcosa di diverso, non ci resta - nell'ottica della ricerca di uno stato superiore - che tendere a diventare Uomini completi.
    In effetti, se per uno scherzo della sorte fosse vero che siamo stati modellati ad immagine e somiglianza dell'Assoluto, per incontrare "dio" non si dovrebbe far altro che diventare veramente e completamente Noi, Uomini.
    Alla salute.  
    December 06

    Personal Beatrix

    Non La vedo, nel mondo, da otto anni: un tempo eterno. Fu, ai tempi dei banchi liceali, quella cosa che – così dicono – non si scorda mai. Prese un pezzo di me, e non me lo rese mai, né io l’ho mai reclamato.

    Da allora, da molti anni, viene a farmi visita nottetempo, nei miei sogni. Almeno una volta al mese, appare. A volte mi mostra quello che avrebbe potuto essere tra noi, e non è stato. A volte mi accompagna in luoghi che poi svaniscono dalla mia memoria, e mi parla a lungo. Altre volte ancora resta lì, spettatrice ai margini delle mie oniriche vicende, luminosa presenza. La mia personale Beatrice.

    Nel mondo, il caos non l’ha mai più messa sulla mia strada, ed io non ho mai avuto il cuore di cercarla, ancora. Nonostante così pochi siano i chilometri che ci separano. Perché lei ormai è un’Idea, il Simbolo notturno di quella terribile forza dalla A maiuscola, un ricordo che mi guida. L., mia Beatrice.

    October 30

    Paura del buio

    Forse c'è ancora da rendere conto di un personaggio di questa storia, in nome del quale molte cose si dissero e molte altre si compirono, e che in quel nulla fuori della mia finestra è assente come è assente ovunque, o forse è lui stesso il nulla, chi può dirlo! E' lui l'eco di tutto il nostro vano gridare, il vago riflesso d'una nostra immagine che molti, anche tra i viventi di quest'epoca, sentono il bisogno di proiettare là dove tutto è buio, per attenuare la paura che hanno del buio. Colui che conosce il prima e il dopo e le ragioni del tutto e però purtroppo non può dircele per quest'unico motivo, così futile!: che non esiste. Come scrisse un altro poeta, di questo secolo ventesimo: "Questi, che qui approdò, |  fu perchè non era esistente. | Senza esistere ci bastò. | Per non essere venuto venne | e ci creò".
     
    (Sebastiano Vassalli, La chimera)
    (Il poeta citato da Vassalli è Fernando Pessoa)
    October 26

    Rivelazioni

    Stamattina hanno suonato alla porta. Sono andato ad aprire, e c'era una coppia dall'aspetto ben curato e vestita con eleganza. Il primo a parlare è stato lui:

    "Ciao! Io sono Giovanni, e questa è Maria".

    Maria: "Ciao! Siamo venuti ad invitarti a venire con noi a baciare il culo a Renato".

    Io: "Come? Di che state parlando? Chi è Renato, e perché dovrei baciargli il culo?"

    Giovanni: "Se baci il culo a Renato, lui ti darà un milione di Euro; se no, ti pesterà di santa ragione".

    Io: "Eh? Cos'è, una specie di candid camera?"

    Giovanni: "Renato è un filantropo miliardario. È stato Renato a costruire questa città. Può fare tutto quello che vuole, e quello che vuole è darti un milione di Euro. Ma non può dartelo finché non gli baci il culo".

    Io: "Questa storia non ha senso. Perché mai..."

    Maria: "Chi sei tu per fare questioni sul dono di Renato? Non vuoi un milione di Euro? Non vale un bacetto sul culo?"

    Io: "Beh, in effetti, se è legale... ma..."

    Giovanni: "E allora vieni con noi a baciare il culo a Renato!"

    Io: "Glie lo baciate spesso il culo, a Renato?"

    Maria: "Oh, sì, in continuazione..."

    Io: "E ve l'ha dato il milione di Euro?"

    Giovanni: "Beh, no. I soldi non li prendi finché non lasci la città".

    Io: "E allora perché non lasciate la città adesso, e via?"

    Maria: "Non puoi andartene finché non te lo dice Renato, altrimenti non prendi i soldi, e lui ti pesta di santa ragione".

    Io: "Conoscete qualcuno che abbia baciato il culo a Renato, lasciato la città, e ricevuto il milione di Euro?"

    Giovanni: "Mia madre ha baciato il culo a Renato per anni. Ha lasciato la città l'anno scorso, e sono sicuro che ha avuto i soldi".

    Io: "Non le hai più parlato da allora?"

    Giovanni: "Certo che no! Renato non lo permette!"

    Io: "E allora cos'è che ti fa pensare che lui ti darà davvero i soldi, dato che non hai mai parlato con qualcuno che li abbia effettivamente avuti?"

    Maria: "Beh, ti dà un piccolo anticipo prima che tu te ne vada. Magari avrai un aumento di stipendio, magari vincerai una lotteria rionale, magari troverai semplicemente una banconota da venti Euro per terra".

    Io: "E cosa c'entra questa roba con Renato?"

    Giovanni: "Renato ha degli `agganci'..."

    Io: "Scusate, ma questo mi sembra solo una specie di scherzo elaborato."

    Giovanni: "Ma si parla di un milione di Euro! Non pensi che valga la pena correre il rischio? E ricorda: se non baci il culo a Renato, lui ti pesterà di santa ragione".

    Io: "Magari, se potessi vedere Renato, parlargli, farmi dare i dettagli direttamente da lui..."

    Maria: "Nessuno vede Renato, nessuno parla con Renato".

    Io: "E allora come fate a baciargli il culo?"

    Giovanni: "A volte mandiamo un bacio con le dita e pensiamo al suo culo. Altre volte, baciamo il culo a Carlo, e lui gli porta il bacio".

    Io: "Chi è Carlo?"

    Maria: "Un nostro amico. È quello che ci ha insegnato tutto sul baciare il culo a Renato. E tutto quello che abbiamo dovuto fare è stato portarlo a cena qualche volta".

    Io: "E quando ha detto che c'è un Renato, che Renato voleva che gli baciaste il culo, e che Renato vi avrebbe ricompensati, voi, semplicemente, avete preso le sue parole per buone?"

    Giovanni: "Oh, no! Carlo ha una lettera che Renato gli ha mandato anni fa, e dove viene spiegata tutta la faccenda. Eccotene una copia: giudica tu stesso".

    Giovanni mi ha dato la fotocopia di un biglietto, scritto a mano su un foglio di carta intestata "dalla scrivania di Carlo". C'era una lista di undici punti:

     

    Dalla scrivania di: Carlo

    1. Bacia il culo a Renato, e lui ti darà un milione di euro quando te ne andrai dalla città.
    2. Fai uso di alcolici con moderazione
    3. Pesta di santa ragione quelli che non sono come te.
    4. Segui una dieta equilibrata.
    5. E' stato Renato in persona a dettare questa lista.
    6. La Luna è fatta di formaggio verde.
    7. Qualunque cosa dica, renato ha sempre ragione.
    8. Lavati le mani dopo che sei andato in bagno.
    9. Non bere.
    10. Mangia i wurstel in un panino, senza alcun condimento.
    11. Bacia il culo a Renato o lui ti pesterà di santa ragione.

     

    Io: "Mah, a me sembra che questo sia stato scritto sulla carta intestata di Carlo".

    Maria: "Renato non aveva carta".

    Io: "Ho il sospetto che, se facessimo un controllo, scopriremmo che questa è la calligrafia di Carlo".

    Giovanni: "È ovvio! Glie l'ha dettata Renato!"

    Io: "Pensavo che aveste detto che nessuno riesce a vedere Renato..."

    Maria: "Adesso no, ma qualche anno fa in effetti parlava con un po' di gente".

    Io: "Pensavo che aveste detto che era un filantropo. Che razza di filantropo è uno che pesta di santa ragione degli altri solo perché sono diversi?"

    Maria: "È quello che vuole Renato, e Renato ha sempre ragione".

    Io: "Come fate a saperlo?"

    Maria: "Il punto 7 dice: `Qualunque cosa dica, Renato ha sempre ragione'. A me, tanto basta".

    Io: "Magari il vostro amico Carlo si è semplicemente inventato tutta la faccenda".

    Giovanni: "Non esiste! Il punto 5 dice che `È stato Renato in persona a dettare questa lista'. Inoltre, il punto 2 dice `Fai uso di alcoolici con moderazione', il punto 4 dice `Segui una dieta equilibrata', ed il punto 8 dice `Lavati le mani dopo che sei andato in bagno'. Tutti sanno che queste sono cose vere e giuste, pertanto anche il resto deve essere vero.

    Io: "Ma il punto 9 dice `Non bere', che non va tanto d'accordo col punto 2; ed il punto 6 dice `La Luna è fatta di formaggio verde', che è chiaramente sbagliato".

    Giovanni: "Non c'è contraddizione tra i punti 9 e 2: il 9 semplicemente spiega ed integra il 2. E per quanto riguarda il 6, tu non sei mai stato sulla Luna, quindi non puoi esserne sicuro".

    Io: "Gli scienziati hanno stabilito in maniera piuttosto precisa che la Luna è fatta di roccia..."

    Maria: "Ma non sanno se la roccia è venuta dalla Terra o dallo spazio profondo, pertanto potrebbe benissimo essere anche formaggio verde".

    Io: "Non è che io sia proprio un esperto, ma mi pare che la teoria che la Luna venga dalla Terra sia stata abbandonata. Inoltre, non sapere da dove è venuta la roccia non la trasforma in formaggio".

    Giovanni: "A-ha! Hai appena ammesso che gli scienziati si sbagliano! Noi invece sappiamo che Renato ha sempre ragione!"

    Io: "Ah sì?"

    Maria: "Certo che sì! Lo dice il punto 5".

    Io: "Un attimo. Voi mi state dicendo che Renato ha sempre ragione perché lo dice la lista; che la lista è veritiera perché l'ha dettata Renato; e che l'ha dettata Renato perché lo dice la lista. Questa è logica circolare. È esattamente come dire: `Renato ha ragione perché dice di aver ragione'".

    Giovanni: "Hai afferrato in pieno! È così gratificante, vedere qualcuno che si avvicina al pensiero di Renato!"

    Io: "Ma... aaaaaah, lasciamo perdere. Cos'è quella storia dei würstel?"

    Maria arrossisce. Giovanni dice: "Würstel, in un panino, niente condimenti. Questo è il modo di mangiarli secondo Renato. Tutte le altre maniere sono sbagliate".

    Io: "E se non ho un panino?"

    Giovanni: "Niente panino, niente würstel. Un würstel senza panino è sbagliato".

    Io: "Niente spezie? Niente senape?"

    Maria sembra molto colpita. Giovanni urla: "Non c'è bisogno di usare un linguaggio simile! Ogni condimento è sbagliato!"

    Io: "Quindi, una bella montagna di crauti con sopra dei würstel tagliati a pezzetti, sarebbe fuori discussione?"

    Maria si caccia le dita nelle orecchie: "Non voglio ascoltare! La la la la la la la..."

    Giovanni: "È disgustoso! Solo un maniaco pervertito mangerebbe quella roba..."

    Io: "Ma è buona! Io la mangio sempre".

    Maria sviene. Giovanni la tira su: "Beh, se avessi saputo che eri uno di quelli, non avrei sprecato il mio tempo. Quando Renato ti pesterà di santa ragione, io sarò là a contarmi i miei soldi e a riderti in faccia. Bacerò il culo a Renato per te, crautarolo tagliawürstel senzapane!"

    Detto ciò, Giovanni si è trascinato Maria fino alla macchina, ed è partito sgommando.

    Qualcuno vuole del ketchup? :-)

    October 20

    Within my grasp

    Di nuovo quella sensazione, mentre camminavo sotto una pioggia sottilissima. L'impressione di essere sul punto di scoprire qualcosa, e per qualche motivo di mancare sempre l'obbiettivo di un soffio. Come se qualcosa, dentro di me, mi gridasse "stupido, non hai ancora capito?!". Ma il me stesso cosciente, putroppo, non si rende conto nè della risposta che dovrei capire, nè della domanda che la presuppone. Qualcosa mi indica un punto, all'orizzonte, ma non sono in grado di metterlo a fuoco.
    Da sempre, c'è qualcosa nella mia vita che non mi torna. Un calcolo sballato, qualcosa che dovrebbe esserci e non c'è, o qualcosa che c'è ma non dovrebbe esserci. E mi sento sempre sul punto di avere quell'intuizione che farà tornare i conti. Ma non riesco mai ad afferrare al volo questa risposta che mi sfarfalla intorno, invisibile perchè non domino la domanda. Domanda che intimamente conosco, perchè la sento nelle mie viscere. Ma che non riesco a formulare con parole umane.
    October 19

    Piccole fughe dall'Io

    Oggi stavo percorrendo un viale alberato, su un tappeto di foglie colorate. Tornavo dalla pausa pranzo, diretto al mio studio. Quando, ad un tratto, mi sono bloccato. Perchè? Perchè improvvisamente mi sono reso conto che io non ero più io, come sono abituato a percepirmi. Sarà capitato anche a voi, di sicuro. A  me succede spesso, e con un'intensità che a volte mi spaventa. Una specie di bolla, di vuoto nella mente, e all'improvviso mi sembra di non essere più dentro di me, di guardarmi dal di fuori, mentre cammino, da tutti i possibili punti di vista e da nessuno in particolare. Ma ho sempre l'impressione di osservarmi da un po' più in alto rispetto al normale. In quei momenti, che possono essere anche lunghi momenti, io non sono più io. O forse non sono più solamente io. Sono attimi che durano fino a quando non mi rendo pienamente conto di questa sensazione: posso assaporarla solo con un angolo della mente, ma nel momento in cui prendo pienamente coscienza di essa, quando vi focalizzo il mio pensiero, svanisce. Oggi, quando l'ho sentita svanire, mi sono bloccato. E poi ho ripreso il cammino. Solo una volta, molti anni fa, sono riuscito a trattenere questo stato anche dopo averlo realizzato pienamente. Non ricordo bene cosa provai, ma ricordo che fu una sensazione molto forte ed allo stesso tempo delicata, che mi fece una grande impressione. Tuttavia il suo ricordo, forte per alcuni giorni, all'improvviso mi abbandonò quasi del tutto.
     
    Mi chiedo se sia questo lo stato che predicano gli asceti, che i monaci buddisti cercano di raggiungere con la meditazione, che alcuni chiamano estasi mistica, e molti altri chiamano in molti altri modi.
    Mi chiedo se ci sia anche una piccola lezione che posso trarre da queste piccole esperienze, o se esse possono costituire l'inizio di un filo da seguire con la ragione o con l'intuizione. In effetti, questo sembra proprio il classico caso in cui affidarsi a chockhmà anzichè a binà, alla sapienza/intuizione anzichè all' intelligenza/ragione.
     
    Qual'è la prima cosa che ho percepito provando ad affidarmi alla pura intuizione? Che forse l' Io, l'Ego, il Sè, chiamatelo come volete, sono una piccola grande illusione, o forse solo una piccola parte di noi.
    Ma ovviamente si tratta di una conclusione affrettata, e la cosa merita un'indagine approfondita.