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July 30 Una visione notturna.Sabato notte. Ero in macchina con T. e C., per raggiungere gli altri, su un'autostrada bagnata dalla luna. Guardando gli alberi che mi sfrecciavano accanto, non so da dove sia venuto, ma all'improvviso un pensiero, un desiderio, mi è stato incredibilmente chiaro: prima della fine, voglio raccontare una storia. Voglio assolutamente raccontare una storia. July 20 Delle stelle.Molte cose sono accadute.
Alcune mi hanno attraversato come si attraversa l'aria, altre hanno lasciato qualcosa di loro nella mia trama.
Almeno una avrebbe dovuto trafiggermi. E invece no.
Ed eccomi, in perfetta forma e di buon umore, uscito fischiettando dalla tempesta. Mi saggio alla ricerca di un osso rotto, un taglio, una contusione. Ma no, nulla, solo qualche puntura d'insetto - maledetti insetti.
Tutto ciò - dirà qualcuno - dovrei accoglierlo con orgoglio. In effetti, mi piacerebbe poter dire che quanto sopra è da ascriversi alla mia straordinaria forza d'animo, e ad uno spirito indomito: lo farei, se ne fossi convinto. Ma qualcosa di me teme, a torto o a ragione, che io mi sia ritagliato uno spazio nell'esistenza in cui nulla riesce a raggiungermi davvero. Che cosa è vero, e che cosa frutto dell'ansia di chi sopra ogni cosa desidera sentire? Sono forse impazzito, a rimpiangere quella piccola puntura di dolore cui avrei avuto diritto?
Ma ecco: anche questo dubbio, che avrebbe potuto tenermi impegnato per un po', evapora con un sibilo, lasciandomi alla mia musica e al mio cocktail, al lavoro, ai miei amici, ai piccoli progetti estivi. Forse la mia vita è piena, e io sono cieco o ingordo. Forse sono solo stato forte.
Nel dubbio, ordinerò un altro mohito. Riderò ad una bella battuta. Tenderò i sensi, tutti insieme, come una vela.
Ogni volta che guardo le stelle - cosa che mi aggrada molto fare - penso che questo mondo non è stato creato per noi. Sono troppo assurdamente belle e lontane. Tanto lontane che il concetto stesso di tempo sembra rattrappirsi, quando si pensa a come raggiungerle. Del resto, doversi inventare un'unità di misura come l'anno-luce cos'è se non una fantasmagorica dichiarazione di impotenza? Ci sono luoghi che distano dieci miliardi di anni-luce da qui. Viene quasi da ridere! Non è per noi, mi dico. Ma questo, tutto sommato, è un sollievo: sarebbe una responsabilità troppo gravosa. E' meglio giocare in questo enorme luna park godendo dei privilegi di chi è capitato qui per caso: toccare quello che possiamo toccare nel tempo concessoci, meravigliarci di ogni cosa nuova, sognare quello che non possiamo raggiungere, raccontarci storie e leggende su quelle terre degli dei. Se sapessi che è tutto fatto per noi, soffrirei troppo del fatto di non poter toccare tutto.
Che fine ha fatto Apollo? Mi pare assai strano che un dio possa svanire così, nel nulla. Eppure sembrerebbe successo diverse volte, e nulla vieta di pensare che succederà ancora. Che fine fanno gli dei, quando nessuno crede più in loro? Si dissolvono nel nulla? Piangono e si disperano? Si schiantano al suolo come meteoriti? Diventano uomini? Forse quella splendida ragazza greca che usciva dall'acqua a Rodi, l'anno scorso, era Venere. Perchè tutti immaginano Venere bionda? A mio parere era divinamente mora. E quell'attaccabrighe al bar poteva essere Ares. E il ragazzino sullo scooter in via dei Fori Imperiali è Mercurio, che deve consegnare un messaggio importante senza farsi fermare dai vigili urbani. Anubi non può essere semplicemente congelato su una serie di pareti, o imprigionato in una statua del museo di Torino: è stato un dio, accidenti. Qualcuno pensa forse che il nostro Dio possa svaporare nel nulla come se niente fosse, da un giorno all'altro? No. E' quindi ragionevole pensare che anche gli altri dei siano ancora da qualche parte. Quindi Anubi e Horus, visto che il cielo e gli inferi sono momentaneamente concessi in locazione ad altri inquilini (tra l'altro, avete notato, per qualche motivo meno sono e più stanno stretti), magari stanno sorseggiando un Manhattan su una terrazza del Cairo, asciugandosi la fronte con un fazzoletto di lino bianco. Chiaccherano dei tempi andati, e magari chissà, si fanno qualche illusione sul futuro, come i vecchi reduci di guerra che sognano il giorno - che non arriverà mai - in cui tireranno fuori l'uniforme dal baule in soffitta.
A volte penso che non sarebbe male avere Fede: anzi, probabilmente averla davvero dev'essere una gran bella cosa. Purtroppo, non si può semplicemente decidere di averla, e credo proprio non faccia per me. Posso concepire dio come la ricerca di un principio primo, come logos, ma non riesco a credere in lui abbandonandomi al presupposto della sua amorevole e totale esistenza. E' un pensiero troppo alieno al mio modo di esistere. Forse avrei potuto credere, qualche migliaio di anni fa, a quei tizi che adesso scatenano risse nei bar di Rodi o si alcolizzano di pomeriggio al Cairo: incarnazioni del visibile, scavezzacollo, un po' adorabili e un po' stronzi. Dei molto umani. E io mi sento tremendamente umano: gli dei moderni sono troppo dei, per i miei gusti.
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