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21 June We could do! with some more noisesQualcosa di nuovo, lo sento.
Lo cerco con gli occhi, come se si annidasse in un angolo in agguato. So che non è lì fuori, ma spero che una mensola, o una piega delle tende, o un post-it rosa shocking mi forniscano un indizio. Drizzando le orecchie sento solo il dialetto dei muratori, i motori delle auto, e il sole che cuoce le tegole (sì, fa rumore). Tutto profuma di carta ed aqua - l'aria è umida, i tasti lisci, i libri setosi. Non c'è nulla di più immobile di un pomeriggio estivo. Eppure. Eppure sento premere, come l'acqua di una diga si accorge di lambire una crepa, ed inizia a saggiarla con cautela, ma con lo spietato metodo di chi sa che solo il tempo lo separa dal successo. Penso a fatica, perchè ho la mente piena e leggera. Capannelli di pensieri confabulano tra loro sghignazzando e lanciandomi occhiatine oblique: si accordano per fare irruzione tutti insieme, ridendo e agitandosi come ragazzini. Però è divertente! Intendo, sentire senza capire, senza domandarsi, una volta ogni tanto. Accogliere tutto, e sia quello che deve essere! Forza, tutti insieme! Una strana euforia. Certo non mi manca, dovete sapere, e nonostante la moderi per inclinazione personale, un osservatore esperto la vedrà trasparire. Ma a volte si accumula qui (proprio qui, vedete?), e viene fuori tutta insieme. Mi lascia senza fiato, e allora a me non resta che inspirare più forte e più a lungo che posso, e prendermi tutto, tutto quello che ho intorno: i colori dell'etichetta sulla bottiglia, la lepre che ho dovuto schivare in macchina ieri sera, l'humor nero di L., J. che batte sulla tastiera come una mitragliatrice, i Good Shoes, C. che canta e il cielo sa quanto è stonato, le matite spuntate, le piogge inattese. E ho improvvisamente voglia di raccontarvi cose inutili: che ho comprato un navigatore satellitare e mi diverto a girare dalla parte sbagliata, che venerdì sera c'è il concerto dei The Presets e non sappiamo come vestirci, che la prima parola che ho detto è stata "acqua", che buono il gelato allo yogurth, andiamo a mangiare coreano, non fumare le mie sigarette! cosa ridi, adesso siamo a piedi e ho il cellulare scarico, dei! quanto mi piaci! ti ricordi quando ci hanno fermato i carabinieri e M. era sull'albero, senza pantaloni? il futuro è così incerto, e chissà dove saremo, ma che importa! per chi è certo cosa? e che fine ha fatto dio, e dove accidenti andiamo in vacanza? E'un lampo così bello e così breve, amare tutto. 08 June Intermezzo."Pensavi di esserti liberato di me?"
Il prato era di un verde abbagliante. Il tempo, però, volgeva al brutto. "Sono piuttosto conscio di non poterlo fare." Portavi uno splendido vestito rosso, fissato da un spilla a forma di fiore. Sopra il tuo cappello le nuvole coprivano il sole. "Mi sono solo allontanata un po'. Ho pensato che volessi stare solo." "Non è così. Ma questa volta proprio non potevo lasciarti entrare." Silenzio. Mi abbandonai contro il tronco dell'albero, guardando in alto, i rami. Tu non arrivi mai quando ti desidero: preferisci scivolare non vista negli spiragli che lascio aperti, senza volerlo. E' così da tanto tempo che mi sembra sempre. "E adesso, mi vedi?" "Sei un punto rosso all'orizzonte: piccolo, ma inequivocabile." "Lasciami venire più vicino." Dio, quanto sono tentato. Ma no. No! "No! E' troppo complicato. Non voglio rovinare tutto." Nell'aria c'è il brontolio lontano di un tuono. "Lo sai - mi dici sorridendo - la prossima volta sarò io a negarmi." Lo so, lo so. Non ci troviamo mai, non ci troviamo più se non qui. Ma io continuo a sperare che qualcosa in questo meccanismo si guasti, che un giorno, nel più inutile dei giorni qualsiasi, voltato un angolo ci scontriamo, per caso. Cade qualche goccia. Ti riporto alla macchina, per mano. Chiudo il bagagliaio, e ho paura che tu non ci sia più: e infatti, non ci sei più. Metto in moto, e -improvvisamente- è venerdì mattina.
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