| Cavalier's profile- Castel Autunno -PhotosBlogLists | Help |
|
April 16 Lucertola.Con un vestito a fiori e i piedi nudi sul cruscotto, la mano come un'ala fuori dal finestrino, mentre cantavamo un pezzo degli Smiths. Diretti non si sa dove, forse al parco, per far passare un lungo pomeriggio d'agosto di tre anni fa. Io, fresco di laurea, con il cuore e la mente leggeri come piume. Tu, con i libri per l'ennesimo esame buttati sul sedile posteriore.
Mi sei tornata in mente così, mentre dal terrazzo ti guardavo andare via. E accidenti, pensavo mentre accendevo una chersterfield light, è così che doveva andare, e lo sapevo da tempo. Nel frattempo tu avevi voltato l'angolo, e io partivo alla ricerca di una birra. Non verrò a rapirti come un ladro nella notte. Non mi darò alla clandestinità per vedere come va e poi magari. Forse me ne pentirò. Ma forse mi sarei pentito se avessi deciso di farlo. Quindi, pari e patta. Forse lo sapevi anche tu: se lasci decidere solo me, io decido davvero da solo. E mi conosci, accidenti se mi conosci. Ma chi voglio prendere in giro? Questa irritazione, che mi fa tremolare la bottiglia nella mano, serve solo a coprire quanto mi è costato. Pensavo che sarebbe stato più facile, dopotutto, non tradire un amico. E invece è stato così: difficile. Deglutisco nel ricordo di quanto la gola mi si fosse chiusa. Ma è andata. E mentre cerco di capire cosa mi da' più fastidio di questa storia, e se e quanto io sia stupido, penso che dopotutto posso continuare a guardare gli altri dritto negli occhi. E mi domando se forse non ne avrei avuto il diritto comunque. E non sapendo più nulla riguardo a niente - o così mi sembrava - sono rimasto a lungo molto indeciso tra il ridere e il piangere. Alla fine non ho fatto nessuna delle due cose. Sabato arrivò senza che avessi chiuso occhio, o quasi. Pensavo a quanto sarebbe bello vivere scrivendo, più o meno come quando si pensa che da grandi si vuole fare l'astronauta, però senza crederci molto. Non penso di esserne capace, ma mi piace ogni tanto crogiolarmi nel pensiero di me che passo le giornate a riempire pagine.
Il giorno dopo stavo molto meglio, e riuscivo di nuovo a capire dove fosse il nord. Me ne stavo buttato sull'erba con le gambe e le braccia aperte come un'aquilone, al sole. Domani si torna al lavoro. Il tempo è un'astrazione davvero disgraziata, con il suo ticchettare artificiale verso un futuro ipotetico. "Oggi" e "domani" non sono nemmeno più legati all'ondeggiare di questo sole: mi sono sembrati un'assurdità, una cosa fredda appesa a metà strada tra il giorno e la notte. E perchè trenta giorni fanno un mese? Perchè 365 giorni più spiccioli fanno un anno? Cosa diavolo significa avere ventisette anni? Trovo veramente irritante sapere esattamente quanto io abbia vissuto finora, e ancora più irritante il fatto che quel numero non abbia assolutamente nessun significato. Ha l'aria di una specie di truffa, di presa in giro. Non esiste alcun anno, è tutto un complotto per impedirmi di rimanere qui fino al tramonto. Forse se non sapessi di avere "solo ventisette anni" mi sembrerebbe di avere già vissuto una vita piena, e sarei più sereno. Mi piacerebbe poter sentire com'è essere come questi merli, o come quel gatto, o come un lupo. Com'è vivere un eterno presente, con alle spalle uno ieri senza fine, scandito solo da ciò che esiste: il sole, la luna, la fame, la terra, cacciare, annusare, dormire. Potrebbe essere tremendo, potrebbe anche essere splendido. Non lo so, ma vorrei poter provare. In questi giorni mi sembra di sapere ben poche cose. Non ho ancora capito se desidero una vita molto tranquilla o molto complicata. In realtà, non ho mai capito cosa desidero, e quindi cerco di fare un po' di tutto. Così, sapendo che il mattino successivo avrei cercato di essere un avvocato, quel pomeriggio cercavo di essere una lucertola. |
|
|