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08 February Tendini, ossa, cuore.Mi sono reso conto di avere un corpo. Stiracchiandomi pigramente dopo una lunga lettura, l'ho percepito chiaramente, forse per la prima volta: l'avevo sempre dato per scontato, e improvvisamente era lì. Per un lungo istante sono stato pienamente consapevole della sua esistenza, della sua tensione, dalla punta dei piedi alle dita delle mani, groviglio palpitante di materia, ossa, tendini, muscoli, pelle. Io. Parte di me. Io, e contemporaneamente mio strumento. Mio metro per il mondo fisico. Non scontato, meraviglioso: non involucro, non prigione, ma veicolo inestricabilmente fuso con la mia coscienza. Mia coscienza. Vita, vita scattante, che brucia come una candela. Frutto maturo della terra, del pianeta, del mondo, dell'esistere. Fulgido e caduco, come un forte fiore. Mi ha preso una sorta di ebbrezza, di gioia. Come se mi fossi affacciato per un'istante su un'Essenza, in cui la vita non è un mistero, ma un dato elementare, semplice e soddisfacente. Non ha senso sminuire o rinnegare il corpo, come non ha senso sminuire o rinnegare lo spirito. Forse, in verità, non ha senso nemmeno distinguerli. Ecco, è questo che ho pensato. Sebbene quell'attimo di consapevolezza sia scivolato via, me ne è rimasto il sapore, limpido. E qualcosa nella mia percezione di me sembra cambiare, impercettibilmente. 02 February Aggiungere, togliere, dare, rubare.Vennero a servirci il tè. Io giocherellavo con il mio tramezzino.
Le puntai contro una piccola forchetta. "Non è semplice. Cercarti, intendo." Mi piantavi negli occhi le tue iridi color ambra. "Perchè?" "Perchè mi chiedo, talvolta, se tu sia mai esistita. E' passato molto tempo." "E io ero un'altra." "Anch'io." "Ne sei certo?" Temporeggiai, accendendo una sigaretta. Non amo essere la parte debole in una conversazione. Rivolsi un gesto alla sua tazza: "Guarda che si fredda." Il fondo di caffè in un bicchierino di carta mi sta ipnotizzando, trascinandomi dentro le sue spirali bianche macchiate. E' così difficile, così difficile spiegarmi. O forse siete voi, che non volete comprendermi e mi costringete a parlare, a scrivere. L'inverno va e viene, e mi sembra di ricordare di aver visto perfino una farfalla. Ripensandoci, la ricordo sempre più bella: così impossibilmente semplice, un bastoncino nero con due ali bianche, che svolazza ubriaca. Io, invece. Sono così fermo, immobile, la mia mente di pietra: qualcosa tenta di uscirne, ma perde la strada. Di sicuro, nulla di nuovo sembra più volervi entrare. Ecco perchè non ti svegli, ecco perchè hai freddo: la tua consapevolezza è chiusa, appallottolata come un riccio, difesa da spine. E la Caccia è ad un punto morto, si direbbe proprio, sì, che tu abbia perso la pista. Ma il vuoto cosmico in questo bicchiere, che risucchiandoti tenta disperatamente di dirti qualcosa, non ti suggerisce nulla? Nulla le piccole ali fantasma che - è certo - ti sei immaginato? Il senso di questo brancolare, forse,è che i giorni dell'aggiungere sono giunti alla loro fine: per proseguire, devo liberarmi di qualcosa. Togliere le impalcature cui sono affezionato, erette con fatica e dedizione, e guardare in faccia ciò che ho costruito sotto. E' una scommessa dannata, perchè sotto potrei non trovare nulla, e scoprire che tutto, tutto quanto, era solo un bellissimo sipario che nascondeva un palco deserto. Ma il profumo che sale da questo bicchiere, i colori indescrivibili che le cose hanno nei miei ricordi, il suono di una voce che non riesco a ricordare, mi spingono a provarci.
"Insomma" -con le mani indicasti il mondo intorno- "ora siamo qui."
Risi di cuore. "Sappiamo entrambi che questo è solo uno stupido sogno." Ti stringesti nelle spalle, mentre io pensavo: adesso taci, e bevi quel tè. Così potrò ammirarti finchè non suona la fottuta sveglia. |
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