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November 27 Sangue
Ogni quattro mesi sul mio braccio sinistro compare una pennellata di disinfettante marrone. Non posso fare a meno di pensare al mio sangue che scorre nelle vene di qualcun altro, un qualcun altro senza faccia né nome: che cosa strana. Le prime volte non riuscivo a guardare quel grosso ago, me ne stavo buono per cinque minuti voltato dalla parte opposta. Adesso invece mi piace contemplare la simbiosi aliena di vena con metallo, e osservare il primo rigagnolo rosso che corre lungo i riccioli del tubicino fino alla sacca. Se devo essere sincero, non so bene perchè lo faccio. Non sono abbastanza altruista per farlo semplicemente a beneficio di chi ne avrà bisogno. Nè sono abbastanza ipocondriaco da pensare allo screening costante e gratuito di cui usufruisco. E neppure lo faccio per avere una giornata di ferie, perchè comunque poi vado sempre in studio. Non saprei, davvero. Ammetto di trarre una specie di piacere da quella sensazione di vaga ebbrezza, la testa leggera, il torpore che mi coglie, il corpo che sommessamente mi avverte di quel poco di vita che mi stanno sottraendo dalle vene, e che sento scivolare via. Ma non è nemmeno questo. In quei pochi minuti sul lettino, mentre le sacche entrano nelle borse termiche e se ne vanno via, penso sempre a qualcosa. Non credo sarà poi così male, un giorno, andarsene a riposare: vivere mi piace davvero molto, ma per certi versi è anche un po'faticoso. Il problema non è l'annullamento dell'Io, che sinceramente mi turba, certo, ma non in modo intollerabile. Il problema sarebbe dover andare via dalla festa mentre c'è ancora la musica. Questo sì, mi darebbe un po'fastidio: dover tornare a casa alle undici lasciando gli altri a spassarsela. Al di là di questo, la cosa che mi spaventa di più della morte è che alcuni mi dicono che poi c'è L'ETERNITA': mamma mia, quella sì che mi fa un po' paura. Non sono tagliato per le cose irrimediabili, nemmeno nel remoto caso della beatitudine. November 13 Cuore di lattaVa tutto bene, ma ho un nodo in gola e uno nelle dita. Penso molto, ma poco consciamente, e fatico a tradurre nel linguaggio umano le mie conclusioni, che tutto sono fuorchè conclusioni. Passerà? All'inizio temevo di non riuscire più a meditare, in queste giornate frenetiche. Di aver smarrito la curiosità sotto una coltre di azioni successive, di essere-troppo-preso-per. Il che mi metteva piuttosto a disagio. Invece, un paio di giorni fa sulla banchina del treno mi sono accorto di avere ancora gli auricolari nelle orecchie nonostante la musica fosse finita da venti minuti buoni. E percepivo un garbuglio di pensieri che la mia improvvisa presa di coscienza faceva scivolare via come un sogno. Fortunatamente sono riuscito a trattenerne il succo, che aveva un certo valore. Insomma, la mia mente ultimamente si prende delle licenze, se ne va a divertirsi, senza salutare, lasciandomi a comprare i biglietti del treno e ad ascoltare il disco degli Howling Bells, e torna da me solo quando mi accorgo che non c'è più. Cercando di rabbonirmi con un regalino messo insieme durante la fuga, come fanno i padri che comprano orsacchiotti negli aeroporti. Spesso mi tornano in mente quei due interminabili secondi al rallentatore di dieci giorni fa: sono ancora affascinato dall'immagine, riflessa nel mio ricordo, dell'airbag bianco che si apre come un un fiore in un documentario. Anche l'abitacolo pieno di polveri bianche sospese, era così alieno. L'ustione sulla guancia se n'è andata, senza traccia, deludendo le mie aspettative semiserie di una virile cicatrice sul volto. Del viso - terrorizzato - di lei, che aveva appena tentato di giungere a destinazione passando attraverso la mia macchina, non ho già più ricordo. Bionda, cappotto bianco, bocca semiaperta e un po' tremante, nonostante il mio convincente "tutto ok" mi guardava con ansia andare via insieme ai cordiali ragazzi arancioni, verso una noiosa giornata di raggi x. I ragazzi tracciano i loro sentieri nelle pietre, e a me sembra di essere passato da lì mille anni fa. Curioso come le storie possano somigliarsi. O forse sono io che mi ostino a rileggermi attraverso di loro? Poichè mi stanno a cuore, cerco di dare loro qualche buon consiglio, sapendo che giustamente non lo seguiranno, come non li seguirei io. Le ragazze invece percorrono vie a me non comprensibili, in cui non desidero addentrarmi per rispetto dei principi della natura. Accidenti, se sono un pessimo giardiniere. Ascolto distrattamente l'ennesimo discorso sulla disillusione, lucidando il mio cuore di latta. |
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