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    01 January

    Furore.

     

    “Allora, cominciamo…”

    Batte la penna contro la sua cartelletta, e di tanto in tanto la mordicchia. Una ventola dal soffitto mescola l’aria umida.

    “... cominciamo dal desiderio. Volere.”

    “Posso fumare?”

    “Sì… prendi pure. Fumi più del solito. Sbaglio?”

    “No. Un po’ di più, lo so.”

    “Ti rilassa?”

    “No. Non so perché lo faccio. A volte mi fa stare meglio, a volte peggio. Che vuoi che dica, forse mi punisco, forse mi accarezzo.” – un sorso bollente da una tazza di caffè –

    “Perché? E’ un veleno, non lo sai?” (cos’è quel ghigno?)

    “Anche l’aria che respiriamo in questa città è un po’ avvelenata, non lo sai?”

    “E’ diverso. Dobbiamo respirare, per forza. Non abbiamo scelta.”

    “Esiste sempre una scelta. In ogni caso, trovo molto più piacevole -e sensato- respirare il veleno che ho scelto io. E poi chi dice che lo sia? E’ così dolce. Mi assicuri tu che mi farà male? Io non penso. Ma andiamo avanti, se credi.”

    “Dicevo, desiderio. Volere.”

    “Corpo e cuore si mescolano, si torcono cercando una forma di freccia, e tirano e si strattonano tendendo le mani. E’ dolce. Struggente. Dona un senso. Non fidarti di chi ti consiglia di non desiderare.”

    “Lo terrò a mente. E cosa desideri?”

    “Non posso dirlo. Ci ascoltano.”

    “Nessuno ci ascolta” – un’occhiata gli sfugge verso quello che sembra uno specchio – “ma proseguiamo. Il Tempo?”

    “Una bestia feroce da abbracciare. Se ti fai dominare, ti farà in mille pezzi.”

    “Quindi?” Mi guarda da sopra un paio d’occhiali sottili.

    “Fagli capire che non hai paura. Sii impaziente se devi, ma sappi aspettare. Dagli la caccia, e quando vedi il momento, prendilo. E fallo tuo finché puoi. Subire il tempo è tremendo.. credimi.  – uno sbuffo di fumo – Ma si può imparare ad abbracciarlo.”

    “Spazio.”

    “Viaggio. Fenomeno. Elemento fisico, mondo. Da coprire.”

    “Come.”

    “Esistono molti modi.”

    “E tu quale scegli?”

    “Tutti.”

    Scrive qualcosa, annota con forza. Io al mio posto, godendomi in pace, per un istante, il mio voler essere altrove.  Il mio corpo vibra impercettibile sulla sedia, come per scomporsi e ricomporsi da un'altra parte. Le dita che massaggiano il bordo del tavolino vi parlerebbero, se le guardaste, di un sereno furore.