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- Castel Autunno -And yet the world, In its distress, Displays a certain Loveliness.... January 23 Ticchettare dentro. Sono stufo di sapere sempre che ore sono. Anche senza guardare un orologio, a chi domanda rispondo sempre correttamente, con sicurezza. Vorrei liberarmi da questa catena subdola, e smettere per un po' di girare nell'ingranaggio delle ore, dei minuti e dei secondi. Perderne il senso, ed andare invece su e poi giù, insieme al sole. July 23 Previsioni del Tempo E' profonda e calda come il mare greco la sensazione di fare la cosa giusta. E così attardarsi a studiare sul terrazzo, finchè la luce del tramonto - che qui giunge tardi - mi sostiene. Il profilo delle montagne, sembrano lilla, mescolato ad un soffio di sigaretta. Le voci dei vicini stranieri su un'orchestra di piatti, e i profumi delle cene, e l'odore discreto di un bicchiere posacenere. Le ultime scorribande delle rondini e le nostre foto. E' quasi buio, e ti aspetto. Dopo tante stagioni, sono sereno. June 12 Parentesi Mondana #2CE L'HO FATTA! Nota: La censura Scaramantica (R) ha apportato un ridimensionamento della scritta.
Un ringraziamento particolare a te che mi sei stata così vicina... in quei giorni ed in questi!
E a San Nicòla. ; )
E ora si va per la seconda battaglia.. perchè la guerra ancora è lungi dall'esser vinta. May 21 Qui, Ora.Ed ora una piccola parentesi mondana, nella forma di divagazione dai nessi logici non evidenti. Nonchè di dubbio senso.
Ci sono cose, dovete sapere, che iniziano a starmi strette. Ad esempio, questo posto da cui sto scrivendo: una scelta per così dire di temporaneo sacrificio in vista del futuro. Beh, come qualcuno mi ha gentilmente ricordato, il tempo della beneficenza - che sia per me o per altri - è finito. Mal sopporto la sensazione di andare con la corrente, di lasciarmi trasportare: anche quando non è poi così giustificata, come in questo caso. In fondo è stata una libera scelta perseguita con coscienza. Ma molti indizi mi suggeriscono che quell'era è finita, ed è tempo di rimettere mano al timone. Probabilmente, sapete, queste nuove percezioni sono dovute alla rinnovata sensibilità donatami da un altro risveglio, avvenuto in tutt'altri lidi della mia vita. Ne sono lieto, Primavera! Se valuto oziosamenti altri fattori: indugiando senza agire, perderei il diritto di lamentarmi della situazione - e in fondo lamentarmi mi diverte e fa molto dandy. E poi, il futuro, il futuro. Un concetto assolutamente adorabile ma frainteso - e in questo fraintendimento, sopravvalutato. Il punto è che il futuro è oggi. E' nella scelta che faccio oggi, nel movimento di questo istante, nel pensiero che mi sta attraversando la mente ORA. Non lo voglio aspettare, il futuro: chi mi assicura che aspettandolo arriverà? Basta davvero aprire il palmo e aspettare che plani da sè sulla mia mano? Nel dubbio, preferisco andarmelo a prendere. E dato che è composto da una materia impalpabile (come ogni buona proiezione mentale ed il tempo stesso, di fatto non esiste), c'è un solo modo di arpionarlo: afferrare il presente. Fare oggi la scelta di domani. Cuocere il mattone, anzichè scrivere l'ennesimo progetto. Sembra divertente, no? May 05 Raggio. (maggio, coraggio!)Qualcosa per la quale vale davvero la pena combattere.
Che bella sensazione.
April 11 Notturno.Il buio, all'inizio, faceva un po' paura. Non volevo nessuna luce accesa, perchè mi infastidiva ammetterlo. Ma quando la porta si chiudeva, mi rifugiavo nel più profondo delle coperte, e mai e poi mai mi sarei avventurato fuori dalla mia tana. Se non per qualche secondo, per sfida, per un brivido. Nel buio fuori c'era qualcosa di sconfinato che minacciava di annullarmi. Il buio là sotto, invece, così ben delimitato, era accogliente. Non mi addormentavo mai rapidamente. Così, in quel bozzolo, lasciavo che il sonno mi soprendesse di soppiatto, inventandomi storie che poi, la mattina, avevo già scordato. Gli anni mi insegnarono che avevo torto, e che il buio stesso poteva essere il mio mantello e il mio rifugio. Mi piacevano quei momenti prima che gli occhi si abituassero all'oscurità, quando sono aperti ma tutto è nero. Svegliandomi spesso, mi capitava di cedere alla voglia di passeggiare per la casa, affidandomi alla memoria dei percorsi e al tatto. Muovermi senza vedermi mi sembrava una cosa affascinante. Avevo la sensazione di infrangere una qualche legge della fisica che non conoscevo. Finivo per sedermi su una sedia, o su un divano, o per terra, dove cercavo di percepire fisicamente l'abbraccio e lo stringermi di quel buio. A volte mi pareva di sentirlo davvero. Col tempo iniziai ad amare davvero la notte, completamente. Soprattutto quella di primavera, all'aperto. Mi faceva sentire libero, come se avessi casa ovunque, e più vicino a quello che avrei voluto essere. Di giorno, il sole illuminava troppo impietosamente le differenze tra la realtà ed i miei desideri. La luna, invece, era molto più clemente. Quando si è così giovani ci si affeziona inevitabilmente al maestro meno severo, a quello che ci incoraggia. Tutto sembrava possibile, e le ore erano ricche di quei progetti entusiasmanti che alla luce diurna sembravano sempre i deliri di un pazzo. Ci davamo appuntamento sotto i grandi alberi del parco, e ci scambiavamo parole che grondavano di significati, anche quando erano sciocche, anche quando ci facevano ridere fino alle lacrime. O almeno, così ci sembrava. Non che odiassi i giorni. Sembravano solo meno vividi. Sembravano un lavoro, per quanto interessante. No so dirvi se fu il semplice scorrere delle stagioni, o i corni della caccia, o quell'estate di interminabile luce: ma un giorno mi accorsi che tutto sommato ci si sentiva bene anche all'alba, e un altro giorno ancora che il sole del mattino sulla faccia mi avrebbe messo di buon umore. Le idee notturne iniziavano a sopravvivere anche di giorno: non ho mai capito se fossero diventati più forti i pensieri, o meno temerari, se la luce fosse diventata più benevola con loro, o se avessi scoperto il segreto per tenerli al riparo. Forse, più semplicemente, quando smisi di rifiutare i miei conflitti sparirono anche quelle crepe che sotto il sole non riuscivo a non vedere. Così, imparando di nuovo ad amare anche il giorno, mi furono dapprima più chiare -e quindi meno incolmabili- le differenze tra luce ed ombra, il loro rincorrersi ed il bisogno che l'una ha dell'altra. Infine, iniziai ad abituarmi al pensiero che in quanto inscindibili sono in fondo la stessa cosa, e dunque che non esiste una vera e propria differenza tra il giorno e la notte, se non quella che per diletto, o necessità, od incoscienza, decidiamo di dare loro. February 29 Visceralia"Certo che batte, eh"
Batte, sì. Certo che batte. Non capita spesso di vedere il proprio cuore su uno schermo. A me succede, di tanto in tanto. E quelle caverne - che sembrano grotte sul mare-, quei lembi che sfarfallano come tende agitate dall'aria sembrano un po' aliene, e un po' fragili. Sono io, quello? E mi parlano di quel mondo, sotto la pelle, che visito solo quando qualcosa si guasta. Vorrei meravigliarmene spesso, e nonostante la sua quotidianità riuscire ad ammirarlo, davvero, mentre funziona. Il sangue, sapete, è rosso ed esiste e corre anche quando non si vede. Non occorre tagliarsi. La macchina colora il suo flusso, un miscuglio di blu e vermiglio che io non so interpretare, e mi ipnotizza. "Alto e sottile.. come il padrone" Non sembra che batta, sembra più che un vento ci passi attraverso. Sembra qualcosa di vivo che si affanna per respirare. E canta una canzone bassa da baritono, nel microfono umido di gel appoggiato al mio petto. Nella stanza buia, illuminati dalla luce del video, la ascoltiamo. February 12 Cerotto.E' necessario vivere, bisogna scrivere.
Sono rimasto a lungo dietro questo velo, pensando a cosa dire. Ma la verità è che forse posso raggiungervi comunque, anche senza sapere come spiegarvi, quindi eccomi, oltre il muro delle cose che non posso disegnare per tutti, ma solo sentire e vivere. Un passo dietro l'altro, e continuare a viaggiare. Sapete, nonostante tutto, o forse proprio per questo tutto, il futuro ha un buon profumo. Anche le mie radici sono più morbide, come a dirmi che vogliono andare. Viaggiare. Quanti scalini tra esistere e vivere, toccare e percepire, ascoltare e sentire, guardare da questa finestra e vedere? E' quanto si sceglie di essere intensi che conta, quanto lasciare entrare, quanto dare? Quanto scavare. Quanto addentrarsi. Meglio essere leggeri come piume o far tremare la terra, o trovare l'equilibrio?
Ma io vorrei bere un'onda, prendermi tutti i raggi del sole, toccare dove scotta per rifarmi una pelle, soffiare finchè non ho più fiato, per sentire poi come mi riempie l'aria. Troppo, dite? Dovrei galleggiare nel tiepido, salire alle mezze altezze, scendere fino a fermarmi tra fondo e superficie? Ma forse basta seguire il sentiero, creandolo. Un passo alla volta. Ognuno guiderà il successivo, sentendo come un segugio.
E' solo che oggi sembra proprio Primavera. Anche se fuori il vento è freddo? Sì.
Le stagioni non sono questione di calendario. Essere a casa non è questione di coordinate. Ora che il muro è infranto, vi rivedrò. Presto. January 01 Furore.
“Allora, cominciamo…” Batte la penna contro la sua cartelletta, e di tanto in tanto la mordicchia. Una ventola dal soffitto mescola l’aria umida. “... cominciamo dal desiderio. Volere.” “Posso fumare?” “Sì… prendi pure. Fumi più del solito. Sbaglio?” “No. Un po’ di più, lo so.” “Ti rilassa?” “No. Non so perché lo faccio. A volte mi fa stare meglio, a volte peggio. Che vuoi che dica, forse mi punisco, forse mi accarezzo.” – un sorso bollente da una tazza di caffè – “Perché? E’ un veleno, non lo sai?” (cos’è quel ghigno?) “Anche l’aria che respiriamo in questa città è un po’ avvelenata, non lo sai?” “E’ diverso. Dobbiamo respirare, per forza. Non abbiamo scelta.” “Esiste sempre una scelta. In ogni caso, trovo molto più piacevole -e sensato- respirare il veleno che ho scelto io. E poi chi dice che lo sia? E’ così dolce. Mi assicuri tu che mi farà male? Io non penso. Ma andiamo avanti, se credi.” “Dicevo, desiderio. Volere.” “Corpo e cuore si mescolano, si torcono cercando una forma di freccia, e tirano e si strattonano tendendo le mani. E’ dolce. Struggente. Dona un senso. Non fidarti di chi ti consiglia di non desiderare.” “Lo terrò a mente. E cosa desideri?” “Non posso dirlo. Ci ascoltano.” “Nessuno ci ascolta” – un’occhiata gli sfugge verso quello che sembra uno specchio – “ma proseguiamo. Il Tempo?” “Una bestia feroce da abbracciare. Se ti fai dominare, ti farà in mille pezzi.” “Quindi?” Mi guarda da sopra un paio d’occhiali sottili. “Fagli capire che non hai paura. Sii impaziente se devi, ma sappi aspettare. Dagli la caccia, e quando vedi il momento, prendilo. E fallo tuo finché puoi. Subire il tempo è tremendo.. credimi. – uno sbuffo di fumo – Ma si può imparare ad abbracciarlo.” “Spazio.” “Viaggio. Fenomeno. Elemento fisico, mondo. Da coprire.” “Come.” “Esistono molti modi.” “E tu quale scegli?” “Tutti.” Scrive qualcosa, annota con forza. Io al mio posto, godendomi in pace, per un istante, il mio voler essere altrove. Il mio corpo vibra impercettibile sulla sedia, come per scomporsi e ricomporsi da un'altra parte. Le dita che massaggiano il bordo del tavolino vi parlerebbero, se le guardaste, di un sereno furore. |
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